Mentre alcune migliaia di ministri, sottosegretari, burocrati, responsabili di ONG, esperti, e varia umanità, si preparavano a partire per partecipare a COP9, dall’1 al 12 dicembre a Milano, il governo italiano prendeva una decisione piccola piccola, senza pensarci su neanche tanto: quella di concentrare tutti i rifiuti nucleari d’Italia a Scanzano Ionico, in Basilicata. Mentre le diplomazie internazionali continuavano a circumnavigare uno dei problemi più scottanti della politica ambientale internazionale, l’auspicata firma da parte della Russia del Protocollo di Kyoto, i cittadini di Scanzano e tutti i lucani si scoprivano stufi di decisioni prese sopra la loro testa, e cominciavano a protestare energicamente.