Da ieri, 15 settembre, è in discussione al Parlamento europeo una bozza di risoluzione sulla situazione in Iraq che chiede la liberazione degli ostaggi e fissa le posizioni comuni dell’Europa sulle prospettive relative a quel paese. È una risoluzione unitaria, firmata da tutti i gruppi, quindi frutto di una mediazione fra destra e sinistra: perciò è molto probabile che il testo definitivo sia uguale a quello proposto.
Il carattere unitario della risoluzione ne fissa però anche i limiti. I riferimenti alla "reintegrazione dell’Iraq nella comunità internazionale come partner sovrano, indipendente e democratico", e al fatto che "il processo di ricostruzione" debba "essere trasparente per quanto riguarda tutti i suoi aspetti e in particolare quelli politici, economici e finanziari", sono poco più che simbolici. Vengono condannati terrorismo e sequestri, ma naturalmente non l’occupazione Usa.
Da una risoluzione unitaria non si poteva evidentemente chiedere di più. Ma essa avrà presumibilmente pochi effetti: e chiarisce una volta di più la debolezza politica dell’Europa istituzionale.