intervista di Alessandro Cardulli
“La vicenda Telecom non può finire in una mera speculazione finanziaria”: è
categorico il sottosegretario al ministero dell’Economia e Finanze, Alfiero Grandi.
“La rete telefonica- prosegue- è di interesse nazionale e come tale il problema deve
essere affrontato. Imprenditori, banche, governo non possono assistere senza
intervenire e impedire una enorme speculazione quale quella che si va delineando”. E
conclude “Non si tratta, come qualcuno dice, di una limitazione della libertà di
mercato, qui ci sono interessi di valore strategico per il nostro paese”.
Il modo stesso in cui è stata resa nota l’offerta alla Pirelli dell’americana
AT&T e della messicana American Movil, che acquisirebbero ciascuna un terzo
delle azioni di Olimpia, la holding che controlla Telecom, del
resto, rende l’operazione ancor più oscura di quanto possa apparire.
In gran segreto
si è riunito il Consiglio di amministrazione della Pirelli che si è espresso
favorevolmente ed ha dato mandato a Tronchetti Provera, che ne è il presidente, di
procedere al negoziato. La trattativa durerà fino al trenta aprile. La Bicocca e
Pirelli, con Benetton, resterebbero con il 33% delle quote mentre Mediobanca e
Generali potrebbero esercitare, ma si sa che non lo faranno, il diritto di
prelazione. Il governo, di quanto stava avvenendo è stato informato a cose fatte.
Come è noto fra Tronchetti Provera e Romano Prodi non corre da tempo buon sangue.
In particolare - come rileva Alfiero Grandi- “non si possono consentire operazioni
tutte giocate sulla speculazione finanziaria, che non guardano gli interessi del
nostro paese in settori nevralgici quali le telecomunicazioni. C’è il rischio di un
vero e proprio spezzatino in cui si potrebbero trasformare infrastrutture non
replicabili e
strategiche”.
Perché l’ingresso degli americani e dei messicani proprio mentre erano in atto altre
trattative?
Grandi esprime due ipotesi, entrambe preoccupanti, per il modo in cui
Tronchetti Provera e il suo gruppo considerano l’impresa, la sua economicità , la
sua capacità di competere sul mercato. “ Non si capisce bene- afferma- se le voci di
queste ore sono un movimento per far rialzare le azioni, un pericoloso gioco, oppure
si tratta di una cosa, diciamo, seria.” “In soldoni -precisa il sottosegretario-
Tronchetti alza il prezzo a fronte del fatto che sta per vendere ed entrano in campo
americani e messicani. Oppure è preso dalla disperazione per la montagna di debiti e
pur di vendere chi trova trova. Insomma -conclude Grandi- ha costruito un castello
di carta, e le sue fortune sull’indebitamento.
Un debito mostruoso che non gli ha
impedito di intascare lauti profitti e prebende. Ora se ne vuole andare mollando il
bambino. Ciò non si può proprio fare”.