di Michele Di Schiena
Il Convegno "Città d’acqua - il modello Brindisi" ha ribadito con chiarezza ed
autorevolezza che il nostro territorio vuole una diversa economia centrata sul
porto e considera il rigassificatore incompatibile con tale progetto. La città, la provincia, l’intero Salento, la Regione, associazioni e movimenti, migliaia di
cittadini, ottenendo questa volta anche l’esplicito consenso del Ministro Gianfranco Miccichè, respingono quindi le reiterate sortite dell’amministratore
delegato della LNG con il loro paternalistico carico di rassicurazioni e promesse. E sì perché il rifiuto del rigassificatore è sorretto da validissimi
motivi oramai ben noti anche al governo che non si può più trincerare dietro una pretesa inviolabilità dell’ "impegno" che avrebbe assunto col provvedimento
autorizzativo. Una inviolabilità che non esiste perché non si può fingere di dimenticare che, come ulteriormente ha precisato l’art. 21 della recentissima
legge 11/02/2005 n. 15, il citato provvedimento amministrativo è revocabile in
sede di autotutela per motivi di merito e quindi anche per una «nuova valutazione
dell’interesse pubblico originario» oltre ad essere ovviamente annullabile (ed in
questo caso senza risarcimenti) per violazioni di norme procedimentali o per vizi
di forma.
La situazione a questo punto è chiarissima: la costruzione dell’impianto non può
andare avanti contro ogni ragione ed ogni buon senso. Bisogna perciò mettere a
punto una efficace strategia di contrasto che richiede il coordinamento di tutti
gli impegni per dar luogo ad una «Scanzano istituzionale» costantemente
alimentata dalla protesta sociale. Una strategia che si muova sul terreno sicuro
della legalità democratica ma che al tempo stesso preveda, se ce ne sarà bisogno,
forme anche estreme di lotta sia sul versante istituzionale fino alla possibile
sospensione delle funzioni democratiche delle amministrazioni locali e sia sul
piano sociale col ricorso ad atti collettivi di disobbedienza politica e di
resistenza civile rivolti a denunciare decisioni che ridurrebbero i nostri
cittadini alla condizione di "sudditi" svuotando di qualsiasi contenuto i loro
diritti politici.
Torniamo perciò a chiedere che la Regione Puglia formalizzi subito il suo no
all’impianto revocando il consenso all’autorizzazione governativa a suo tempo
concessa sulla base di una norma, quella dell’art. 8 della Legge 24/11/2000,
superata peraltro dalla riforma costituzionale del 2001 che ha previsto in
materia di energia la legislazione concorrente dello Stato e delle Regioni con
l’attribuzione dei conseguenti poteri amministrativi all’Ente regionale.
Ribadiamo inoltre, contro tutte le manovre sottobanco e tutte le furbizie, che la
realizzazione dell’ impianto, oltre a costituire un serio pericolo per
l’incolumità dei cittadini, darebbe luogo ad una inedita crisi istituzionale
vulnerando gravemente l’ "autonomia" delle amministrazioni locali che verrebbero
private del potere di progettare e costruire il futuro economico e sociale delle
loro comunità.
La possibilità di costruire un nuovo modello di sviluppo col conseguente rifiuto
del rigassificatore è dunque il nostro problema fondamentale perché senza la sua
positiva risoluzione gli altri problemi, primo tra tutti quello del lavoro, non
potranno essere adeguatamente affrontati. La crisi che stiamo vivendo è invero il
frutto avvelenato di un passato certamente fallimentare, a volte inquietante e
per taluni aspetti ancora oscuro. Il "cambiamento di rotta" non ha perciò
alternative se non quella di un definitivo asservimento del nostro territorio a
logiche inaccettabili di dominio e di sfruttamento. Sappiano perciò i nostri
"benefattori" della LNG che la dignità ed i diritti delle nostre comunità sono
beni fuori commercio e perciò refrattari a compere o transazioni di qualsiasi
genere.