Polhó: 8 anni da sfollati in resistenza
e ancora la forza di continuare a sognare
"Nella maniera più distinta, con questo scritto, mi rivolgo a voi
come presidente municipale autonomo di San Pedro Polhó per comunicare
quanto segue.
Solo due mesi fa sono entrati in carica i nuovi membri del
consiglio municipale autonomo. Come nuovi servitori del nostro
popolo, vediamo i problemi e le necessità e la preoccupazione più
grande che abbiamo è l’alimentazione degli sfollati.
Quale presidente
municipale, sono stato al Caracol di Oventik per parlare di questo
problema con la Giunta di Buon Governo "Corazón Céntrico de los
Zapatistas Delante del Mundo" della zona Altos del Chiapas. I
compagni e compagne della giunta mi hanno informato che sono
terminati i fondi per l’acquisto dei generi alimentari per gli
sfollati."
Così si apre l’appello rivolto alla società civile nazionale ed
internazionale dalle autorità del Municipio Autonomo di San Pedro
Polhó, in Chiapas.
Quasi 8 anni. Tanti ne sono passati dalla strage di Acteal, che il
22 dicembre del 1997 tinse di rosso vivo la guerra di bassa intensità
portata avanti dal governo messicano, dall’esercito e dai gruppi
paramilitari contro l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
(EZLN), la società civile chiapaneca in resistenza e le basi
d’appoggio dell’EZLN.
Dopo quasi 8 anni continua la tragedia quotidiana degli oltre 5.000
desplazados di guerra accampati a Polhó; profughi interni di un
conflitto che non esiste, secondo il Governo messicano del presidente
Fox e la Croce Rossa Internazionale che nel gennaio del 2004 ha
abbandonato il campo.
"L’EZLN è cosa del passato", ha avuto modo di affermare
recentemente Fox, l’uomo che - appena eletto - avrebbe dovuto
risolvere in quindici minuti la "questione Chiapas".
Così non è stato, ed è ancora lontano dall’orizzonte il momento in
cui potrà risolversi, politicamente, la situazione del Municipio
Autonomo di Polhó. Politicamente, perché quest’emergenza non è frutto
di una catastrofe naturale, di uno tsunami, quanto piuttosto della
mancata volontà da parte dei Governi che si sono succeduti in questi
8 anni (quello di Zedillo, prima, e di Fox, adesso) di risolvere la
questione indigena. Una soluzione che passa attraverso il
riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli
indigeni, sancito dal Trattato 169 dell’Organizzazione Internazionale
del Lavoro, che il Messico è stato uno dei primi paesi a ratificare,
e ribadito negli Accordi di San Andrés su Diritti e Cultura Indigena,
documento finale del dialogo di pace promosso nel 1996 tra EZLN,
Governo messicano e società civile nazionale.
Una guerra che non esiste ma che continua a mietere vittime. Un
genocidio silenzioso nei confronti di quanti, sfollati, non possono
tornare a coltivare i propri campi, costretti a sopravvivere grazie
al sostegno della società civile nazionale ed internazionale. Le
milpas a Chimix, Tzanembolom, Los Chorros, Yibelhó, Tzajalukum.
Kakateal, Esperanza, Bajoveltik, Auroca Chica, Pechiquil, Javalton,
Majomut, Xcumumal e Yaxjemel, non hanno chi le coltivi.
Per i desplazados non è ancora possibile ritornare nelle proprie
terre: i gruppi paramilitari - denunciano le autorità autonome -
continuano ad essere attivi a Puebla, Los Chorros, Esperanza, Acteal,
Pechiquil, Kanolal, Tzanembolom y Yabteclum, Yashjemel e Majomut.
Dove non arrivano i paramilitari ci pensa l’esercito federale
messicano che mantiene tuttora attive ben 13 posizioni nella zona: a
Chenalhó, Las Limas, Yabteclum, La Libertad, Takiucum, Xoyep, Majomut
(2), Los Chorros, Acteal Alto, Pechiquil, Chimix, Pantelhó e
Tzanembolom.
La sopravvivenza dei 5.333 desplazados ospitati nei campi profughi
di Polhó dipende in gran parte dalla Giunta di Buon Governo della
Regione Altos del Chiapas, che ha il suo centro operativo nel Caracol
di Oventik, e dalla capacità di canalizzare risorse da parte della
società civile internazionale. Secondo la relazione della Giunta,
diffusa nell’agosto scorso, più del 50% dei fondi raccolti nel suo
primo anno di attività (agosto 2003/agosto 2004) sono stati destinati
al Municipio Autonomo di Polhó per garantire la fornitura mensile di
28/30 tonnellate di mais (5 kg a persona). Una spesa ingente che
tuttavia non riesce a rispondere appieno ai bisogni alimentari dei
profughi, se è vero - come recentemente affermato dall’attrice
messicana Ofelia Medina, da anni impegnata in progetti di sviluppo al
fianco dei popoli indigeni zapatisti del Chiapas - che la
denutrizione infantile è cresciuta nell’ultimo anno, passando dal 15
al 40% negli accampamenti dei desplazados.
Nel frattempo, i desplazados non sono rimasti "con le mani in
mano". La realizzazione del sogno zapatista, la costruzione
dell’autonomia attraverso progetti produttivi, educativi e sanitari
avanza anche nel Municipio di San Pedro Polhó.
"Ci sono progetti produttivi - ci informa ancora il Consiglio
Municipale Autonomo - che stanno producendo risorse per coprire
alcuni bisogni. Per esempio, abbiamo un negozio municipale ed un
progetto di produzione e vendita di materiali da costruzione. Manca
però ancora molto per coprire da noi soli le necessità alimentari.
Quindi, è necessario continuare a contare sull’appoggio di tutte le
società civili che hanno camminato insieme a questo municipio e alla
lotta zapatista."
Gloria Muñoz, in un reportage pubblicato da Ojarasca, supplemento
mensile del quotidiano messicano La Jornada, descrive alcuni dei
progetti grazie ai quali sopravvivono i profughi: un banco di sabbia
ed una macchina per fare mattoni, lavori collettivi di ricamo, una
panetteria, coltivazione di ortaggi, allevamento e vendita di polli,
cooperative di negozi di generi alimentari ed una di caffè. Prodotti,
alcuni, commercializzati tra i villaggi vicini, a San Cristóbal de
Las Casas e anche in Italia, come il caffè distribuito
dall’Associazione "Ya Basta", una delle poche fonti di reddito del
Municipio.
Chiediamo a tutta la società civile italiana uno sforzo collettivo
per ripetere lo straordinario risultato dello scorso anno, quando una
campagna costruita dal basso è riuscita a raccogliere - in poco più
di sei mesi - più di 25.000 euro, inviati a Polhó attraverso la
Giunta di Buon Governo di Oventik.
Sosteniamo assieme il sogno zapatista e la costruzione
dell’Autonomia anche in una situazione d’estrema emergenza come
quella presente a Polhó.
È possibile contribuire alla raccolta fondi per questa emergenza
versando il proprio contributo sul conto corrente bancario conto
corrente bancario di Mani Tese (piazzale Gambara 7/9 - 20146 Milano) n
° 40 c/o Banca Popolare Etica, sede di Padova, Piazzetta Forzaté 2,
ABI 05018, CAB 12100 specificando la causale "Micro 2025 - Emergenza
Chiapas".
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4625438
Promotori
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