Quando ho scritto "la cronaca di una delusione" che è uscita su Liberazione
di martedì, non era mia intenzione fare classifiche tra i vari sindaci
bolognesi, o stabilire se si comporta meglio Guazzaloca o Cofferati. Era
mia intenzione aprire una discussione più seria e più importante, che va al
di là del caso bolognese.
Riflettendo su quello che sta accadendo a Bologna volevo porre un problema:
cosa succederà quando finalmente il centro-destra avrà perduto le elezioni,
e una coalizione di centrosinistra prenderà il suo posto?
E’ legittimo aspettarsi un cambiamento degli indirizzi di politica sociale
che hanno guidato il governo di centro-destra? E’ legittimo aspettarsi
l’avvio di un processo di redistribuzione della ricchezza sociale che
sposti verso il salario una parte del reddito che negli anni passati è
andato al profitto? E’ legittimo aspettarsi che le politiche di accoglienza
dei lavoratori migranti siano improntate a uno spirito di civiltà piuttosto
che a uno spirito punitivo e discriminatorio? E’ legittimo aspettarsi una
politica della comunicazione che valorizzi l’attivismo mediatico di base,
dirottando risorse dai gruppi privati che si sono illegalmente impadroniti
dell’intero sistema comunicativo? E’ legittimo aspettarsi la creazione di
un reddito di cittadinanza per i settori del lavoro precarizzato che sono i
più dinamici ma anche i più sfruttati nell’intero mondo produttivo?
Insomma, è legittimo aspettarsi più democrazia e meno assolutismo del
capitale? E’ legittimo aspettarsi che l’Italia liberata dal centro destra
cerchi strade capaci di portare fuori dal predominio dell’ideologia
neoliberista?
Dal momento che spesso nel passato si è parlato di Bologna come un
laboratorio della svolta politica (e in effetti spesso questa città ha
avuto un simile ruolo di anticipazione), volevo semplicemente segnalare il
fatto che la gestione Cofferati sembra stroncare sul nascere aspettative di
quel tipo.
Ma tra le reazioni suscitate dal mio intervento di martedì ce n’è una che
mi preoccupa particolarmente. E’ quella che ho letto sul Riformista, che
spara un titolo che sarebbe divertente se non facesse venire i brividi.
Il giornale diretto da Antonio Polito (liberale democratico e tollerante
sì, ma non quando si attenta ai sacri valori del profitto) spara il titolo:
"Forza Sergio, picchia duro su legge ordine produttività"
Proprio così: picchia duro. Fagliela vedere a quegli scansafatiche di
dipendenti comunali, frustali, fottitene dei contratti firmati in passato
dal sindacato, e se non rigano diritto picchia duro. Legge e ordine. Basta
col degrado. Tutti a letto alle undici.
Nei giorni scorsi ha suscitato un certo scandalo il fatto che Vladimir
Putin abbia riempito le strade di Mosca con enormi ritratti di Stalin. Ma
c’è poco da stupirsi. Il crollo del sistema comunista non ha significato
affatto una democratizzazione, ma semplicemente uno spostamento di reddito
dai ceti del lavoro verso i ceti del profitto. E la violenza può sempre
essere utile, in nome della legge, dell’ordine e della produttività.
Con il mio intervento di martedì volevo proporre una discussione proprio su
questo punto: cosa possiamo aspettarci dopo la vittoria della coalizione di
centrosinistra che tutti auspichiamo? Un governo che dà al paese maggiore
democrazia sociale, o un governo che picchia duro su legge ordine e
produttività?
Cerchiamo di capirci su questo punto, così sappiamo almeno cosa aspettarci.