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Franca Ongaro Basaglia: contro la scienza di classe

sabato 29 gennaio 2005 di la redazione

Il 13 gennaio è morta a Venezia, nella sua città, Franca Ongaro Basaglia. Aveva 76 anni. Il suo nome è legato - non solo attraverso quello del marito Franco - alla lotta contro la repressione psichiatrica e la democratizzazione della medicina. All’apertura del manicomio di Gorizia, nel 1961, che simbolicamente aprì quella stagione, a fianco di Franco Basaglia c’era anche lei, e ci fu sino alla morte di lui, nel 1980. Poi, per i 25 anni seguenti, Franca continuò con coerenza quella battaglia: come curatrice delle opere del marito, come senatrice, come insegnante, come fondatrice di Psichiatria democratica, come autrice in proprio, e non solo sui temi della psichiatria. Collaborò per esempio all’Enciclopedia Einaudi con due voci: "Follia e delirio," scritta a quattro mani con Franco, e "Donna," un saggio molto lucido sulle origini e le articolazioni della questione femminile.

Franca Ongaro Basaglia partiva da una critica serrata e radicale della scienza, delle sue istituzioni e della tendenza di una parte degli scienziati a rinchiudersi in una falsa neutralità. Da lì veniva la sua convinzione che senza un’apertura ai bisogni degli esclusi e degli emarginati, senza un lavoro per risvegliare il loro attivismo e il loro protagonismo, la scienza non sarebbe stata portatrice di libertà, ma complice e strumento della sopraffazione e dell’ingiustizia. La chiusura dei manicomi non doveva essere che il primo passo in questa direzione.
Il suo rigore non la portava però a negare la necessità di difendere anche le conquiste più parziali e meno entusiasmanti, come quella legge 180 che, approvata proprio sull’onda delle lotte degli anni sessanta e settanta contro le "istituzioni totali," non ne sposava però le istanze più radicali e conseguenti. Ma contro gli attacchi striscianti della destra e la tendenza a riportare la psichiatria a strumento dell’ "ordine" e dell’esclusione, non risparmiò le energie per difendere almeno gli strumenti assicurati da quella legge.

Per ricordare Franca Ongaro Basaglia vogliamo riproporvi una parte dell’introduzione (che ci pare ancora eccezionalmente attuale) e delle straordinarie foto (di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin) di un libro del 1969, Morire di classe, che ebbe grande parte nella maturazione delle idee e delle pratiche dei movimenti degli anni settanta, non solo quelli antipsichiatrici.

Che significato può avere costruire una nuova ideologia scientifica in campo psichiatrico se, esaminando la malattia, si continua a cozzare contro il carattere classista della scienza che dovrebbe studiarla e guarirla? L’irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo ospita. Ma questa natura non dipende direttamente dalla malattia: la recuperabilità ha un prezzo, spesso molto alto, ed è quindi un fatto socio-economico più che tecnico-scientifico.
È quindi l’evidenziamento del significato politico che sottende ogni atto tecnico, ad impedire di ridurre la portata di un’azione di rinnovamento a un puro tecnicismo, che si limiterebbe a sfiorare gli aspetti marginali del problema tralasciando quelli fondamentali. Procedendo nello smascheramento della realtà tecnico-specialistica di un settore particolare qual è quello psichiatrico, ci si trova infatti a dover analizzare insieme alla malattia il ruolo sociale dell’internato. Per questo risulta inevitabile uscire dal proprio campo specifico, mettendo in discussione il rapporto e la funzione che l’istituzione psichiatrica e la psichiatria hanno nel nostro contesto sociale. Se - nella realtà pratica - si è riusciti a individuare che esistono due psichiatrie - quella dei
ricchi e quella dei poveri - è ben difficile definire solo in termini tecnico-scientifici ciò che è intessuto anche di motivazioni politico-sociali. (...) L’apertura dell’ospedale e la libertà di comunicazione sono tali solo se l’esterno vi partecipa come uno dei poli della relazione: la libera comunicazione interna resta un artificio se non si riesce ad aprire e a mantenere un dialogo costante fra interno ed esterno. È solo in questa relazione che la malattia può essere affrontata nella sua duplice faccia, reale e sociale, prendendo in causa - assieme ai sintomi e alle manifestazioni morbose - i pregiudizi, le paure, le diffidenze che ancora la circondano e la alimentano; nonché le difficoltà sociali che ne impediscono la riabilitazione a certi, ben specifici, livelli.

Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia

(da: Morire di classe, a cura di Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, Einaudi, Torino 1969).

Le foto dal libro




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