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Milano ModaDonna 2004 No Peace? No Party!


PRÊC-À-PORTER, ModaMilano 2005 è già qui. comunicato VS la settimana della moda Global Project Milano - Martedì 21 settembre 2004

Là. In alto. Milano, città della moda.

Modelle e stilisti, fotografi e ottimisti invadono la città.

Dalla Fiera di Milano ai Super Studios di Porta Garibaldi. Dalle feste nelle grandi discoteche ai progetti di estinzione del quartiere Isola. Le boutique si preparano per una settimana di follie. I truccatori disegnano sorrisi in grado di sopportare qualsiasi evento atmosferico o mediatico.

Vestiti e luci, fotografie e giornali inventano i nuovi territori del desiderio collettivo messo a produzione. Utilizzano i nostri sogni per i nuovi slogan pubblicitari.

Nel frattempo. Qui. In basso. Milano, città della precarietà. Flessibili e intermittenti, studenti e militanti sopravvivono nella città. Nel Ticinese, fino all’Isola, da Bicocca alla Bovisa. Nelle università pubbliche di proprietà dei grandi gruppi speculativi, nei quartieri ridisegnati dagli interessi economici.

Dalle aggressioni nazifasciste funzionali alla riorganizzazione dei territori, fino agli sgomberi minacciati e pericolosamente possibili proprio dove vogliono imporsi le logiche del mercato. I precari vivono nei territori e producono: merci, informazioni, comunicazione, immaginario. E gridano ribellione.

UN BATTER D’OCCHI TRA BACKSTAGE E SHOWROOM

La settimana della moda è alle porte. Si preannunciano giorni frenetici in cui la città immaginaria e la città reale entreranno in contatto, perché non esiste città della moda senza città della precarietà. Un intreccio funzionale perché il grande circo resti in piedi. Sulle passerelle, negli stores e durante le feste, la città immaginaria cercherà in una settimana di rinnovare il proprio look e il proprio dominio sui desideri della città reale, per continuare a incassarne i profitti.

Dietro le quinte migliaia di precari lavoreranno per una settimana, massimo per dieci giorni. Per costruire e smontare palchi su cui per un quarto d’ora sfilerà la grande moda. Per organizzare e ripulire feste e happening a cui affluiscono divi e in cui si definiscono i nuovi status symbol. Per inventare e distruggere una città provvisoria, ma estremamente redditizia. Una settimana di lavoro, senza orari, senza contributi, senza straordinari pagati. Senza prospettive e senza futuro. Sulle passerelle sfilerà la creatività che abbiamo messo in campo in questi anni, costruendo ribellione, contaminando le culture, incontrandoci tra tanti e diversi e inventando nuovi mondi, nuovi modi di esprimerci, nel parlare, nel narrare le nostre storie e anche nel vestire.

Sulle passerelle sfileranno le nostre invenzioni: come diceva un sarto in tshirt nera, sono i ’no-global’ a ispirare gli stilisti. E i colori molteplici della ribellione diventano gli United Colors - Marchio Registrato. E vale per tutte le maison: l’ "alta" moda nasce in basso. Ciò che viene inserito nel ciclo produttivo è la creatività di chi negli stessi giorni è pilastro invisibile di questo baraccone che produce milioni di euro e desideri confezionati. I precari senza pass e senza abiti da cerimonia vengono chiusi fuori dagli show room, invisibili e fuori dalla scena.

Nessun contatto tra passerelle e backstage.

FULL-CONTACT

Quest’anno, invece, entreremo in contatto, per riprenderci ciò che ci appartiene, perché quello che produce profitto lungo le passerelle, nelle feste, per la città e sui giornali è il desiderio collettivo all’interno della produzione.

La collisione è prossima.

Noi precari cesseremo di essere solo inconsapevole ingranaggio della società dello spettacolo, smetteremo di essere capitale cognitivo messo a produzione. Saremo protagonisti, stilisti e modelli, sfileremo alla moda vestiti e riflettori. Arriviamo da altri pianeti, precari e intermittenti, pronti a invadere la città della moda per presentare la nostra collezione autunno-inverno. Un autunno caldo e colorato, tessuti sociali e trame di resistenza, nuovi diritti, prelievo sociale diretto e forme di reddito garantito sono le nuove tendenze di fuga che i precari disegneranno attraverso la città durante tutta la prossima stagione. Noi, corpi vivi per desiderare ruberemo le passerelle ai corpi svuotati per essere desiderati. Ribalteremo la struttura della città della moda e dove oggi sfilano i vestiti dei grandi stilisti, saremo pronti a sfilare anche noi, con i nostri colori, i nostri sogni e i nostri santi nudi da vestire.

Giù le porte. Via il sipario. Dal basso, invadiamo le passerelle.

ModaMilano 2005 è già qui.

devoti di San Precario




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