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Rassegna stampa Iraq -22.09. 2004

mercoledì 22 settembre 2004 di Un ponte per

A cura di: Emanuela.

Tutti i giornali parlano delle due decapitazioni degli americani e si interrogano sulla sorte del britannico. Fanno tutti riferimento alla possibile pista seguita dagli 007 e che porterebbe alle due Simona, una pista confermata ieri dal direttore del Sismi durante un’audizione al Comitato parlamentare di controllo sui servizi. Notizia questa che fa tornare nelle prime pagine dei giornali il rapimento dei volontari, finito nelle pagine interne nei giorni scorsi.

L’altra notizia riportata da tutti ma con spazio differente è lo sventato attentato all’ambasciata italiana a Beirut.

Il consueto articolo del Riformista è tutto teso a dimostrare la validità delle sue tesi ampiamente riportate nei giorni scorsi. Sostiene che "il canale" di cui parlava ieri si sia dimostrato affidabile in quanto pare ci sia un primo contatto con i "rapitori"; un ottimismo che mette in relazione con il comunicato del Ponte apparso sul sito e in particolare in merito alla frase sulle quattro frecce di speranza accese.
Secondo l’articolo, la smentita di Zarqawi, secondo cui non avrebbe acquistato le italiane, va tutta a dimostrare che, il commando che le avrebbe rapite non è riuscito a venderle a Zarqawi e per questo avrebbe poi sequestrato i contractors per riscattarsi. Continua a sostenere che il vero obiettivo del sequestro sarebbe stato Mario Boccia, partito per l’Italia 24 ore prima del rapimento.

Il Foglio sostanzialmente non dice nulla di nuovo. Riporta ovviamente la seconda decapitazione dell’ostaggio americano, sostiene che non ci sono ancora prove attendibili della presunta "liberazione" dei francesi e che per le volontarie italiane non ci sono novità, se non quella di una voce dell’intelligence raccolta da adnkronos, secondo cui gli 007 avrebbero aperto un canale, ma nulla di più.
L’articolo parla inoltre di un blitz della polizia a Bassora che avrebbe sgominato una banda di sequestratori e liberato un bimbo iracheno; in merito a questo sostiene che non è stata l’invasione americana, né l’abbattimento del regime, ad aprire la stagione dei sequestri, pratica fortemente usata da Saddam. Ritorna poi sull’omicidio degli Ulema, sostenendo che è il segnale della frantumazione politica del fronte sunnita antiamericano.

In un editoriale di Zaccaria La Stampa pone l’interrogativo se sia ancora giusto continuare a lasciare lo spazio mediatico alle immagini, che hanno smesso di costituire un documento, e si tramutano in propaganda o gusto per la perversione.
Si riferisce ovviamente alle continue scene di prigionieri torturati o decapitati che continuano ad andare in onda.
Nel suo articolo Minzolini, sostiene che nel secondo piano del palazzo del governo si sta facendo avanti la convinzione che nel sequestro delle italiane, la logica politica vada di pari passo con quella del riscatto in denaro, anzi che, addirittura, sia in qualche modo prevalente. Sostiene che il governo ha raccolto un notevole bagaglio di dati tanto da aver individuato con una certa approssimazione il luogo in cui si dovrebbero trovare; ovvero una località tra Falluja e Ramadi, un posto che dovrebbe essere presidiato da una notevole quantità di miliziani, e che nell’organizzazione e nell’esecuzione del sequestro siano implicati anche stranieri, in particolare sauditi. Dal suo articolo si direbbe poi che al governo si siano appena accorti che un altro italiano, Mario Boccia, sia riuscito a scampare per poco al rapimento, non tanto perché la sua presenza in Iraq fosse un mistero, quanto perché sembra dare per scontato che nel fogliettino dei sequestratori ci fosse stato il suo nome.
Minzolini ritorna anche sul ruolo di Norman che, dopo aver rassicurato le volontarie al momento del missile caduto vicino alla casa, sia poi partito da Baghdad tanto che Boccia lo avrebbe incontrato sul suo stesso aereo. Il giornalista conclude dicendo che si stanno facendo una serie di congetture sul ruolo di Norman.
Correlato a questo articolo c’è l’intervista di Ruotolo a Mario Boccia. Di rilevante c’è semplicemente la cattiva sensazione che Norman aveva suscitato in lui quando lo ha incontrato, al momento del missile caduto vicino alla casa-ufficio: "non mi piacque il suo atteggiamento. Ricordo che non capii fino in fondo perché fu sottovalutato quel missile, che mi pare chiaro fosse destinato alla palazzina delle Ong (..)Ma le due Simone si sentivano tranquille."

Anche la Sarzanini sul Corriere della Sera sostiene che ci sia un canale realmente aperto. Offre qualche informazione in più rispetto agli altri: un informatore attivato dai servizi segreti di uno stato mediorientale, che sostiene di conoscere sia il luogo dove sarebbero tenute che la composizione del gruppo, che non risponde agli ordini di Zarkawi, ma che non avrebbe ancora fornito delle prove di quanto afferma. Anche lei parla della possibilità di un riscatto in denaro.
Torna poi sul comunicato dell’altra sera di Zarkawi che gli esperti stanno ancora analizzando; si fa strada anche l’ipotesi che la decisione di trasmettere quel testo serva a ribadire che le "cellule terroristiche" non cedono rispetto agli ultimatum. Sostiene che non c’è ancora nessuna sicurezza rispetto al fatto che possano essere o meno nelle mani di Al Qaeda; le modalità del rapimento sono le stesse dei 3 contractors, così come la richiesta di liberare le detenute irachene, solo che all’Italia è arrivato un ultimatum via internet, senza video, in cui l’avvertimento è stato "non saprete più nulla di loro".
Sempre sul Corriere la Zecchinelli parla della stampa araba rispetto agli ostaggi; stampa che sembra ignorare completamente le decapitazioni degli americani e che sembrerebbe aver invece prestato molta più attenzione ai rapimenti "anomali" dei due francesi e delle italiane, tutti visti come "amici dell’Islam". Gli altri articoli del giornale si soffermano sulle decapitazioni degli americani e sul gruppo di Zarqawi. Spazio anche all’appello del fratello del contractor britannico: Il governo inglese accetti di liberare le detenute irachene a cui fa eco un Blair che "non può cedere alla richiesta".

Anche Libero si sofferma sul possibile "contatto" con i rapitori di cui parla il direttore del Sismi. Elisa Calessi sostiene che l’intelligence concorda su due punti; sono vive e sono state rapite da un gruppo ben organizzato, probabilmente sunnita, ex del partito baathista o dei servizi segreti di Saddam. Sostiene che non è escluso che il sequestro sia legato alle future elezioni politiche in Iraq che i fondamentalisti sunniti punterebbero a far saltare.
Per la prima volta in questi giorni, nell’articolo si parla anche Manhaz e Ra’ad con una punta di ottimismo: si sostiene infatti che l’assenza di notizie su di loro possa essere un buon segnale. Se avessero voluto dare una prova di terrore, è il ragionamento, avrebbero potuto cominciare dall’uomo.
Anche Libero lega il cauto ottimismo del Sismi, con le parole di speranza pubblicate ieri sul sito di Un Ponte per. Nel giornale c’è anche un articolo a cui viene dato molto spazio che traccia un profilo di Zarqawi definendolo come un "ribelle mal visto da Bin Laden, distintosi come il più feroce decapitatore che ha conquistato la base di Al Qaeda".
Correda il tutto un articolo che si basa su di un commento, apparso in un forum degli Ansar e riportata ieri dall’Aki, di una donna irachena che ringrazia il gruppo di Zarqawi per aver rinnovato la pratica delle decapitazioni e della razzie di donne in Iraq.

Dèsirèè Ragazzi, in un articolo sul Secolo d’Italia, riporta un’ampia intervista a Eugenio Venturo, volontario della Cri in Iraq che sostiene di aver composto lui l’autocolonna diretta a Najaf e che non c’era il nome di Baldoni.
In un articolo, non firmato, si riportano ancora le voci del Sismi, anche il Secolo, come Libero, punta il dito su forze sannite legate al partito Baath o ai servizi di Saddam e lega le notizie degli 007 con i contenuti del Sito di Un ponte per. L’articolo mette inoltre l’accento sulla forte mobilitazione che c’è in Iraq per le due italiane; dalle parole del vescovo di Baghdad, alle manifestazioni nella capitale irachena e a Nassirya, dando inoltre un notevole rilievo a quella dei dignitari della città ribelle di Falluja.
Sceicchi, capi tribù, docenti universitari, avvocati e leader religiosi, si sono incontrati ieri per decidere una strategia comune per la liberazione delle ragazze. Nel corso dell’incontro sembra che abbiano deciso di costituire quattro comitati di ricerca, di coinvolgere uomini, donne e bambini, di scendere in piazza per raccontare alla gente di Falluja la verità sulle due italiane.

Più o meno dello stesso tono è l’articolo di Emanuela Fontana su Il Giornale: anche qui sono riportate le notizie fatte trapelare dal sismi secondo cui sarebbero ancora vive e che sono stati attivati dei canali di mediazione. Anche qui viene riportata la notizia secondo cui sarebbero nella mani di ex Baathsiti o ex servizi segreti di Saddam. Rispetto agli altri giornali cambia però la presunta locazione; la Fontana parla infatti di un lancio fatto ieri dall’Adnkronos secondo cui i rapiti non sarebbero necessariamente nella zona di Falluja. L’articolo mette in relazione questa "notizia" con la dichiarazione di Zarqawi, secondo la cui trascrizione non avrebbe comprato le italiane.
E’ Falluja, secondo la giornalista, la zona di maggiore connivenza e copertura del "tagliatore di teste".
Si tratta dell’unico articolo che non mette in relazione l’home page del Ponte alle notizie degli agenti segreti, ma interpreta correttamente il messaggio legandolo al video realizzato dall’associazione e trasmesso dalle tv arabe. Anche il Giornale riporta la forte mobilitazione che arriva da Falluja dal Centro per la democrazia e i diritti umani, diretto da Qasim Abdul Sattar. Altre pagine della testata sono dedicate alla decapitazione degli americani, e allo sventato attentato all’ambasciata italiana a Beirut.

Di tutt’altro tono e avviso è l’articolo di D’Avanzo su Repubblica che inizia: "fiorisce un ottimismo ingiustificato e irresponsabile". Si riferisce, ovviamente alla bagarre che si aperta sulle dichiarazioni del Sismi di "avere un canale" che sembra accreditare le voci di un trasferimento di denaro a Baghdad.
D’Avanzo sostiene che la verità è che non c’è nessun canale utile a risolvere la crisi, che il canale c’è è vero, ma non è un mediatore capace anche solo di dimostrare che le ragazze sono vive. Secondo il giornalista il direttore del Sismi avrebbe due sole convinzioni; che sono vive e che il messaggio diffuso la notte scorsa e attribuito a Zarkawi è inaffidabile. D’Avanzo continua a sostenere la sua tesi di ieri, ovvero che la frase "non le abbiamo comprate", lascia ancora aperte tutte le ipotesi, specie che Zarkawi le abbia con sé.
I punti in contatto con il rapimento dei contractors ci sono ancora (ovvero le modalità del rapimento e l’unica richiesta pervenuta). Per D’Avanzo l’unica certezza potrebbe essere un video, ma visto che l’ipotesi del video rimane ancora debole, di ottimismo non ce n’è. I
Interessante un boxino a 4 mani dei due inviati in Iraq di Repubblica, Caprile e dell’Omo, che traccia un profilo di Zarqawi e si interroga sui misteri del suo covo. Gli americani prima bombardano Falluja convinti che sia lì, poi sostengono che sia a Tel Afar e bombardano anche lì, morti su morti. Si chiedono infine come è possibile che i corpi degli americani uccisi si ritrovino a Baghdad, mentre gli americani li cercano da tutt’altra parte.

Più cauto anche il Sole 24 ore che riporta le ipotesi avanzate dal Sismi, ma non sembra dargi molto peso, mentre da spazio alla mobilitazione di Falluja per le due volontarie.

Anche Avvenire riporta le notizie fatte trapelare secondo cui il Sismi avrebbe aperto dei contatti importanti, ma sembra prenderle con molta più cautela di quanto fanno gli altri giornali. Spazio rilevante viene dato alla mobilitazione di Falluja.

Stessa cosa per Il Tempo, che all’informativa del Sismi dedica poco spazio definendola come "qualche piccolo segnale", mentre da molto più risalto alla mobilitazione del Centro Studi per i diritti umani di Falluja.

Anche il Messaggero, in un articolo non firmato, rispetto al Sismi, parla solo di "possibili interlocutori con cui parlare", mentre lascia intendere che il mistero dietro al rapimento delle italiane rimane ancora fitto, anche se si spande un cauto ottimismo. Anche qui si riprende l’home page di Un Ponte per, ma anche in questo articolo è evidente che la speranza del Ponte non è legata all’informativa del Sismi, quanto alle reazioni del mondo arabo rispetto al video fatto trasmettere negli scorsi giorni.

Stesso tono anche Toni Fontana sull’Unità che dedica poche righe al Sismi dando per certo solo che i servizi siano riusciti a trovare un’interfaccia, ovvero qualcuno che possa far arrivare messaggi ai rapitori. Anche qui ampio spazio alla mobilitazione di Falluja e all’intervista di Qasim al tg3 in cui ha sostenuto che le volontarie non si trovano nella città, una certezza che proviene dalle ricerche infruttuose realizzate in questi gironi.

Cautissima anche Angela Nocioni su Liberazione che del Sismi riporta l’indiscrezione secondo cui sarebbe stato attivato un canale, che i volontari non si trovano necessariamente a Falluja e che i sequestratori potrebbero appartenere ad un gruppo sunnita legato in passato al Baath o ai servizi segreti di Saddam.
Anche qui grande importanza alla mobilitazione di Falluja.
Nell’articolo vengono anche riportate le dichiarazioni di Scelli secondo cui la CRI sarebbe protetta dagli Ulema e dal Al Sadr, aggiungendo poi "chiunque oggi dice che le forze armate italiane sono Iraq per fare la guerra o per contribuire alla violenza dice una grande menzogna. Bisogna portare civiltà e aiuto. L’Italia a Baghdad con la Croce Rossa e a Nassirya con i militari, lo sta facendo" dichiarazioni giudicate gravissime e contrarie al codice di condotta della Cri Internazionale.

Il Manifesto con un articolo di Sara Menafra apre sulla mobilitazione di Falluja, giudicandola la notizia più importante. Mentre dedica poco spazio al Sismi ma riporta le notizie date da Pollari, secondo cui sarebbero vive, non ci sarebbe la mano di Zarqawi, ma di un gruppo sunnita meno visibile, non si troverebbero a Falluja e che sono stati aperti dei canali.
Ampio spazio dedica invece alla ricostruzione che da in questi gironi il Riformista, secondo cui il vero obiettivo sarebbe stato Boccia e che sarebbe stato Zarqawi a commissionare il rapimento al commando. Boccia interpellato sostiene che se la versione del "rapimento per scambio" fosse vera, ci sarebbero comunque una serie di particolari che non gli tornano.
In effetti, conclude la giornalista, se fosse così vorrebbe dire che a gestire la vita dei 4 volontari ora è Zarqawi, e che non è mai stato vero che dietro al rapimento c’è qualcuno che vuole fare terra bruciata attorno alle ong presenti in Iraq.




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