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Rassegna stampa Iraq -21.09.2004

martedì 21 settembre 2004 di Un ponte per

Tutti i giornali di oggi riportano la notizia della decapitazione dell’ostaggio americano (del secondo si è saputo solo di notte) da parte del gruppo di Zarqawi, così come la frase attribuita a Zarqawi "Non abbiamo comprato le due italiane".
Molti la considerano una risposta alle affermazioni fatte a Roma sabato, dal viceministro degli esteri iracheno.

Così come riportano tutti quella della probabile liberazione dei francesi, da una parte per il "cauto ottimismo" di Raffarin, dall’altra riportando le notizie comparse su di un sito arabo, secondo cui i francesi sarebbero stati sottoposti ad un nuovo tipo di condanna (lavorare per l’esercito islamico) per soddisfare gli appelli di Hamas e Jiahd palestinese.

Le altre notizie riportate più o meno da tutta la stampa riguardano l’appello di Ciampi per la lotta al terrorismo e la liberazione delle due Simone, la notizia che la Croce Rossa resta in Iraq, nonostante i servizi parlino di minacce per i medici italiani, così come parlano dell’immediata liberazione dei 18 membri della polizia irachena, da parte di presunti impatizzanti di Al Sadr.

L’altra notizia rilevante è quella dell’uccisione dei due sunniti membri del consiglio degli Ulema, quasi tutti la mettono in relazione con il loro ruolo di "mediator" in alcuni dei casi di rapimento.

Molti dei giornali avanzano l’ipotesi di una ’terza forza’ che cerca di far alzare la tensione tra sciiti e sunniti, altri lo legano alla maledizione di Zarqawi lanciata al capo degli Ulema che non ha ancora emesso una fatwa che reputi giusti i sequestri e gli omicidi dei nemici dell’islam.

Spazio viene anche dato da tutti sulla richiesta di grazia che Saddam ha fatto ad Allawi e sulla polemica interna Inglese sull’occupazione in Iraq.

Non tutti invece riportano la notizia dell’appello per la liberazione delle due Simone che arriva dalle comunità sciita e sunnita di Nassirya.

D’Avanzo nel suo articolo su Repubblica continua a mettere in connessione il rapimento delle italiane con quello dei due americani e l’inglese.
I punti di contatto sarebbero le modalità del rapimento, ma a convincere l’intelligece dell’alta probabilità che siano nelle mani di Zarqawi sarebbe la medesima richiesta della liberazione delle donne irachene detenute, anche se l’ultimatum arrivato all’Italia non è mai stato corroborato da nessuna prova, ed è arrivato in modo ambiguo con un messaggio poco credibile, da una firma sconosciuta. La preoccupazione degli analisti sembrerebbe alimentata dalla richiesta di palazzo Chigi avvenuta in concomitanza all’ambiguo ultimatum.

Se il gruppo di Zarqawi dovesse riproporre per le due Simone lo stesso ricatto nella certezza che allo scadere dell’ultimatum l’esito sarebbe infausto, il governo italiano si troverebbe in una trappola spaventosa dentro la quale è stato spinto dalle accorte mosse dei terroristi.
Se dovesse essere confermato che sono nelle mani di Zarqawi come potrebbe Palazzo Chigi cedere alla richiesta? Una conferma di cui però non si hanno ancora prove certe ma solo deduzioni. La prova si cercava nel proclama dell’esecuzione, in quanto sembra ormai scontato che i sequestratori abbiano delle difficoltà di origine religiosa a mostrare le immagini delle donne rapite e che ci si aspetti, quindi, un comunicato di rivendicazione più che un video.

Ma ieri questa prova non è arrivata, nel comunicato di stanotte non c’è nessun riferimento alle due italiane, secondo D’avanzo questa è una notizia perché rende possibile pensare che gli analisti dell’intelligence possano ancora sbagliarsi.
C’è ancora una speranza che non siano con Zarkawi ed è alimentata dall’altro messaggio della notte che gli viene attribuito; non ha comprato le italiane. Ma restano le domande: non le ha comprate quindi non le ha prigioniere, o non le ha comprate perché i suoi uomini le hanno catturate?

Consueto articolo (non firmato) de Il Riformista che continua a parlare di fonti dell’intelligence non meglio identificate. Una fonte di prima mano assicura che un canale è stato aperto per il rilascio delle due Simone e che questa volta basterà attendere 48 ore per avere una "prova di vita".
I servizi avrebbero delle idee sulla zona in cui si trovano, si tratta di un’area difficilmente avvicinabile, sia per la conformazione del territorio (troppo scoperta); sull’ottimismo del governo italiano si addensa una nube pesante, riferendosi agli omicidi dei due ulema, avvenuti in area sciita.
Gli ulema sono sotto attacco da tempo da parte dei settori estremisti, ma innanzitutto da parte dei jiahdisti sunniti che non vogliono il dialogo con gli sciiti (uno dei due era infatti responsabile dei rapporti con gli sciiti).
Ma Il riformista sostiene che pagano innanzitutto il loro ruolo nelle "trattative".
Si teme che l’azione contro i due religiosi abbia uno scopo intimidatorio, legato al ruolo svolto nel tentare di aprire trattative nel rilascio degli ostaggi italiani. Si tratta dello scenario peggiore perché implicherebbe che a detenere i volontari sia il gruppo di Zarqawi. Rilancia infine un’ipotesi che aveva fatto nei giorni scorsi, secondo cui il commando entrato nella sede del Ponte fosse alla ricerca di un uomo, un reporter ripartito per l’italia 24 ore prima (Boccia?).
Rilancia così la possibilità che i mandanti avessero commissionato entrambi i sequestri e che si siano rifiutati di prendere due donne, o che il sequestro successivo sia una sorta di "compensazione" per il cattivo esito del primo affare.
Rilancia così l’ipotesi che il commando voglia rientrare delle spese e sia disponibile a riconsegnare le due volontarie, ovviamente pagando un riscatto.
C’è da notare che in tutte le ipotesi che fa questo giornale non sono mai nominati Ra’ad e Manhaz.

Anche Il Foglio, in un articolo rigorosamente non firmato, avanza delle ipotesi, ma sono le stesse dei giorni scorsi. Il rapimento delle due Simone rimane il più anomalo; le autorità irachene si sono stranamente mobilitate a confermare che le due volontarie non si trovano più a Baghdad.
Lo hanno fatto, nei giorni scorsi, Talabani, leader dei curdi iracheni, il vice ministro degli esteri iracheni e Abu Moussa, portavoce della resistenza filo Saddam, dicendo che si troverebbero a Falluja o che sia stato il gruppo di Zarqawi.
L’unico dato certo in questa ipotesi sarebbe che il commando che ha prelevato le due Simone sarebbe composto da ex militari a caccia di soldi.
L’altra ipotesi è legata alla scambio di prigionieri, unendo la richiesta della prima presunta rivendicazione, quella fatta per gli ostaggi USA e GB, ipotesi che potrebbe essere sostenuta dalla nota emanata da Palazzo Chigi nei primi giorni del sequestro in cui si chiedeva la liberazione dei detenuti iracheni. Sulla mancanza di video Il Foglio pensa che potrebbe essere legata alla necessità di portare avanti le trattative nell’assoluto riserbo.

Libero titola "I terroristi s’ispirano ai pacifisti", si riferisce al rapporto sugli abusi nelle carceri fatte da Occupation Watch, definendolo ambiguo osservatorio fondato e sostenuto da quelli di Un Ponte per al fine di interfacciarsi con la resistenza e monitorare l’occupazione in chiave antiamericana.
E continua con: guarda caso lo stesso identico tema su cui ora si basa il ricatto dei presunti sequestratori di Zarkawi. Richiesta reiterata sul video mandato ieri da al-Jazeera con la decapitazione dell’americano.

E ancora; ancora una volta un filo sembra unire le attività della Ong italiana, in particolare quella investigativo-politica, con i recenti sequestri ai danni di connazionali e non solo.
Nell’articolo si sostiene di non colpevolizzare nessuno, ma di voler fornire elementi agli inquirenti.

Parla dell’ultimo dossier di OW sulle donne irachene nella carceri e sull’occupazione come oggetto e mezzo di violazioni. E mette in contrasto i dati di Occupation Watch secondo cui ci sono 1375 prigioniere fantasma, mentre gli americani sostengono che ce ne sono soltanto due, tra cui quella denominata "miss antrace".
Continua parlando del rapporto e conclude dicendo che ritiene improbabile che sia un mero caso che proprio i carcerieri delle volontarie della principale associazione che collaborava al progetto di inchiesta, dichiarino di averle rapite in nome dello stesso scandalo delle detenute che la loro Ong aveva scoperchiato.

Taccia infine il Ponte come degli ingenui visto che sul sito è comparsa, in risposta alla richiesta dei sequestratori, una sezione "detenuti": come se i terroristi ignorassero ancora chi hanno rapito e perché.

Liberazione in un articolo di A.Paloscia, avanza sospetti sul silenzio dell’intelligence Usa e Gb in Iraq che sembra nascondere qualche movente strategico che ha forse a che fare con gli intrighi del governo provvisorio iracheno per allontanare la data delle elezioni, fortissimamente volute dagli sciiti, decisi a riprendere la rivolta se saranno rinviate. E’ possibile che la Cia non sappia niente? Se è in grado di bombardare le case dei terroristi a Falluja con ’precisione chirurgica’ come sostiene, come mai brancola nel buio sui sequestri?

Ugo Cubeddu sul Messaggero dà per scontato che si sia entrati in una fase nuova che non ha niente a che vedere con i precedenti gruppi di guerriglieri. Si è aggiunta una nuova forza che ha armi nuove, organizzazioni sofisticate, obiettivi molto politici. Sono loro, che hanno la regia dei sequestri "importanti" mediaticamente, che comprano anche ostaggi casuali dalle bande disorganizzate quando capiscono che possono servire. Qui in Iraq, li chiamano "gli stranieri", gli Usa li riconducono tutti a Zarqawi.
Cubeddu lega il tutto all’omicidio dei due Ulema; tramite la parole dello sciita Al Sistani "Non vogliamo la guerra. L’uccisione dei due imam sunniti non ci appartiene".
Scarta l’ipotesi di un contrasto tra le due confessioni religiose per avanzare quella di una regia "straniera."
La tesi del "dopo di noi il diluvio", cioè della guerra civile nel caso che la coalizione lasci l’Iraq è cara a molti -sostiene Cubeddu- è addirittura il cardine dell’intervento militare. Anche se l’articolo termina con: "bisogna essere molto cauti, qui in Iraq di scontato non c’è proprio niente".

Anche negli articoli del Manifesto si tende a scartare l’ipotesi che l’uccisione dei due imam sunniti abbia a che vedere con gli sciiti.
Altre interpretazioni sottolineano come il duplice omicidio potrebbe essere opera dei servizi segreti internazionali per alimentare la tensione tra le due comunità che pur avendo strategie diverse si sono finora opposte all’occupazione.

Restando in tema di tensione nella società civile irachena, La Stampa è l’unica testata che riporta la notizia di minacce fatte circolare tra gli studenti universitari di Baghdad dal gruppo Tawid al Jihad (sempre quello imputato a Zarqawi) che intima di separare studenti maschi e femmine.

Il Corriere della Sera nei suoi articoli resta tutto sull’uccisione dell’ostaggio americano e sull’omicidio degli Ulema. Nel suo articolo Lorenzo Cremonesi sostiene che il tempismo dell’annuncio della sentenza, così come l’omicidio degli ulema dimostra che i gruppi di guerriglia e terrorismo agiscono impuniti in quasi tutto il paese.
Le truppe americane sembrano non riuscire a restare al passo con il grave deterioramento della situazione.
Interessante la scheda di Guido Olimpio su Zarqawi. Leader uscito dall’ombra di Bin Laden che ha conquistato fama sinistra sui massmedia e che si incarica personalmente di eseguire le sentenze. Lui parla alla "base"usando il linguaggio dei tagliatori di teste dimostrando che punisce l’occidente senza tentennamenti.

Il Tempo dedica un boxino in seconda pagina alle dichiarazioni di Nunzio D’Erme fatte nel salone di Diaco a Skytv. "E’ chiaro che il rapimento delle nostre compagne è stato organizzato dal premier Allawi e dalla Cia come avvertimento alle Ong che lavorano in Iraq e che non vogliono allinearsi al governo filoamericano."




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