Mercoledì 11 agosto 2004.
Ore 7.15/7.20 del mattino.
Una ventina di agenti della Digos, in borghese, spezzano con delle tronchesi il catenaccio che chiude il cancello del centro sociale Laboratorio Buridda e sfondano la porta laterale entrando nei locali dello spazio occupato, dove hanno sede anche numerosi laboratori artistici. La via antistante viene chiusa da entrambi i lati da ingenti schieramenti di polizia e carabinieri, una cinquantina circa, per corpo.
Al momento dell’irruzione sono presenti cinque persone: tre italiani, di cui uno appartenente al collettivo di gestione e due stranieri (uno di nazionalità marocchina e l’altro originario delle isole Mauritius) ospiti momentanei del Laboratorio Buridda, che si propone anche come centro di accoglienza/ostello per chi è di passaggio a Genova o in attesa di altra sistemazione. I due extracomunitari fermati sono prelevati e tradotti in Questura per controllare la loro posizione. Dopo ore di accertamenti entrambi vengono rilasciati: il ragazzo marocchino risulta munito di permesso di soggiorno e lavoro di cui sono semplicemente scaduti i termini, quello delle Mauritius riceve il decreto di espulsione che prevede cinque giorni di tempo per lasciare l’Italia.
La Digos non si fa scrupolo a forzare serrature per accedere a tutte le stanze dei tre piani dello stabile occupato, adibite a laboratori, magazzini e abitazioni, e quindi contenenti materiali di valore, filmare tutti gli ambienti con quattro telecamere e andarsene, verso le 8.30, lasciando la porta aperta.
Le apparecchiature sequestrate appartengono, soprattutto, ai laboratori di musica e teatro. Secondo un primo inventario, mancano all’appello 10 casse acustiche, 3 mixer, amplificatori per chitarre, lettori CD, registratori, delle tastiere ... "tutta roba che se la metti assieme non ci fai un concerto", commenta arrabbiato uno dei ragazzi del centro sociale. Il danno è stimato intorno ai 5.000/6.000 euro. Bisogna precisare che, per alcune persone, molta dell’attrezzatura sequestrata è strumento necessario per il lavoro al di fuori del Laboratorio Buridda.
Per ottenere il dissequestro del suddetto materiale i legittimi proprietari dovranno recarsi in questura, espletare le procedure di riconoscimento e ricavare una denuncia per disturbo alla quiete pubblica e schiamazzi notturni oltre a una cospicua multa.
Tutto questo perché?
Secondo gli occupanti del centro questa "manovra di polizia" è da attribuirsi alla campagna diffamatoria e di attacco all’esperienza sociale che stanno vivendo. Non è una novità per loro che gli abitanti del quartiere non li vedano di buon occhio. Il Laboratorio Buridda si affaccia in via Bertani, zona medio-borghese di Genova, i cui residenti, infarciti dei soliti pregiudizi sui centri sociali, da tempo tentano in tutti i modi di cacciare questo manipolo di ragazzi che vuole dare un senso all’immenso spazio che ha a disposizione creando un’alternativa politica-sociale-culturale e, perché no, anche godereccia: spettacoli teatrali, mostre, dibattiti, infoshop, e concerti. Proprio questi ultimi, pare, siano la causa di tutti i loro guai.
Il 4 luglio 2003 viene depositato alla Procura di Genova un Esposto, firmato da un solo cittadino, per rumori notturni contro il centro sociale Laboratorio Buridda.
Il 17 luglio 2004 i ragazzi organizzano un percorso di eventi teatrali e performativi, a cui fa da cornice la mostra "La menzogna" allestita in collaborazione col Forum della Comunicazione di Milano. La serata si conclude con un concerto.
La stessa sera la polizia giudiziaria usufruisce dell’ospitalità di due inquilini del civico 6 di via Odino, nelle adiacenze del centro sociale ed effettua, per quattro ore, dalle 22.00 alle 2.00 circa, dei rilievi fonometrici accertando che il suono proveniente dal concerto supera il limite consentito di 18,5 decibel.
Il 20 luglio 2004 il sostituto procuratore Paola Calleri deposita all’organo preposto una richiesta di sequestro di strumenti e apparecchiature sonore.
E siamo a mercoledì 11 agosto 2004. Il GIP Vincenzo Pappillo emette un’ordinanza a carico di ignoti per disturbo della quiete pubblica, per schiamazzi e per abuso di strumenti e apparecchiature sonore, reato reiterato dal giugno 2003.
"Finalmente potremo dormire tranquilli"; "Abbiamo trascorso intere notti insonni a causa dei rumori assordanti provenienti dal Buridda!"; Passeranno qualche giorno di quiete ma poi alla prima occasione organizzeranno altri concerti e produrranno i soliti rumori insopportabili" si sfogano gli abitanti di via Odino con il cronista del giornale locale Il Corriere Mercantile.
Bernabò Brea, capogruppo di AN in consiglio comunale, dopo il plauso all’azione della Digos, si domanda "perché non si procede con lo sgombero dell’edifico che è di proprietà del Comune". (Il Laboratorio Buridda usufruisce della ex sede della facoltà di Economia dell’Università di Genova, n.d.r.).
La capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio circoscrizionale, Laura Testoni, commenta che il problema dell’inquinamento acustico non si risolve con agenti della Digos alle 7.30 del mattino e sequestri indiscriminati. Inoltre chiede che venga data la possibilità agli occupanti del centro sociale di strutturarsi come soggetto associativo utile alla città in cui è inserito.
I ragazzi del Laboratorio Buridda sono in mobilitazione per denunciare l’abuso subito e chiedere giustizia: ma a chi? Soprattutto, quanta gente potrà ascoltarli in una città deserta, invasa dall’afa a due giorni da ferragosto?
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