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Qualcosa a Sinistra. Gli Stati Generali

martedì 4 dicembre 2007 di Eliana Scaravaggi

Circa un migliaio di persone hanno partecipato fra sabato e domenica agli Stati generali della sinistra milanese. Devo confessarlo, ci sono andata senza troppo entusiasmo ma con molta convinzione e la buona volontà è stata premiata. Si poteva fare di più ? Sicuramente, ma dopo anni di sostanziale incompiutezza politica sembra già un miracolo la voglia di esserci per cercare una strada percorribile unitariamente.

Io ho seguito i lavori del gruppo “Metropoli, culture e convivenze”, il gruppo più negligente, l’unico che non è riuscito a concretizzare la discussione avvenuta in un vero e proprio documento. L’unico che ha riferito critiche “Una convocazione troppo rigida nei tempi e con argomenti troppo ampi.”
Il gruppo non ha sicuramente lavorato in modo ordinato, ma forse proprio in virtù della sua eterogenicità ha identificato con più precisione la frammentazione della realtà milanese. “A Milano si corre dal lavoro a casa. In mezzo il nulla. Un percorso nemico da fare velocemente, senza luoghi e spazi dove costruire relazioni, prospettive e conoscenza. Così manca la comunità e la famiglia diventa un nucleo sempre più chiuso in cui scoppiano le contraddizioni.”
Il gruppo si è soffermato a discutere di linguaggi, di memoria, di entrare nelle contraddizioni per far leva sul pensiero egemonico, di riappropriarsi del territorio parlando alla gente di unire all’agire politico l’agire sociale.
Belle parole, ma anche fatti concreti come testimoniano alcune esperienze del Forum di zona 4 che si è formato da alcuni mesi. “Non parliamo solo di ciò che ci rassicura. Agiamo, sporchiamoci le mani. In questa città l’emergenza sicurezza si crea o si distrugge a seconda degli interessi politici. Ad esempio il campo rom di Via San Dionigi, smantellato in settembre la situazione era più che controllata: le persone che vi abitavano avevano un lavoro, i bambini frequentavano la scuola. Ora che tutto questo è stato smembrato c’è minore sicurezza per tutti.” Inevitabilmente si è dato grande spazio al tema della convivenza con le altre culture. “Bisogna mettere al centro l’essere umano rispetto alle cittadinanze e alle religioni e confrontarsi sulla base dei valori”. E in quest’ottica va la proposta di dedicare il 27 gennaio all’impegno contro il razzismo, il sessismo e l’omofobia assunta dall’intera assemblea.

Prezioso infine il contributo Mohamed Ba, Senegalese, uno dei pochi migranti che ha partecipato ai lavori. Il suo decalogo, creato per contrastare l’intolleranza contro il diverso, può essere molto utile anche a chi vuole costruire un nuovo soggetto politico plurale perché è ancora tanta la strada da percorrere.

1. Non avrai altro io all’infuori di te

2. Non nominare la nazionalità degli altri invano

3. Ricordati di valorizzare le feste di tutte le culture presenti nella tua città

4. Onora la memoria dei tuoi nonni e raccontala ai tuoi ospiti

5. Non uccidere le differenze, sono la ricchezza dell’umanità

6. Non imporre il tuo punto di vista, accogli spontaneamente quello degli altri

7. Non rubare la parola agli altri, prima di tutto ascoltali

8. Non testimoniare su popoli e culture di cui sai poco o per sentito dire

9. Non desiderare solo la cultura degli altri, rischieresti l’esotismo e la dispersione

10. Non desiderare solo la tua cultura rischieresti la solitudine e la tristezza




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