Milano. Lunedì 18 settembre. H. 19.45. Un’esplosione sventra il civico 7 di via Lomellina.
Crollano 3 piani cancellando la tabaccheria e l’immobiliare sottostanti.
Immediatamente si scatena un violento incendio.
Anche il palazzo adiacente (civico 9) è squassato dalla deflagrazione: saltano porte e finestre.
Le macerie investono la strada, travolgendo le auto parcheggiate e i negozi dirmpetto.
I vigili del fuoco iniziano a scavare: davanti a loro un muro di macerie alto 4 metri.
Rinvengono le prime due vittime: Tommaso Giancola, 69 anni, un pensionato molto conosciuto nella zona, che faceva il cuoco al ristorante "Stella mare" e Ilie Iaku, un ragazzo albanese di circa 30 anni.
In molti hanno un piccola storia da raccontare, chi in prima persona, chi per sentito dire.
Un ragazzo che stava scendendo dal suo camioncino è rimasto incastrato tra questo è una panda che l’urto ha fatto volare per aria. E’ riuscito a liberarsi ferendosi solo a una gamba.
Il signor Eligio, della Cooperativa La Liberazione (dirimpetto al civico 7) stava per tirare giù la claire del bar quando è stato sblazato per 10 metri all’interno del locale, investito da vetrie mattoni. Anche lui, praticamente illeso, qualche cotusione e tanta paura.
Un ragazzina stava passando in auto con la madre quando ha visto come delle scintille e una scia di fumo. Poi l’esplosione.
Un ragazzo di 20 anni, inquilino del quarto piano del palazzo devastato, stava cucinando la cena. Mentre scappava ha avuto la prontezza di portarsi dietro il codless per chiamare i soccorsi. Racconta di urla, fumo e fiamme. "La prima cosa a cui ho pensato: è un attentato".
Un’altra signora, abitante in via Battistotti sassi 26, parallela a via Lomellina, ha sentito un forte rimbombo: "pensavo fosse il terremoto!".
Un Vigile del fuoco mi racconta che ha estratto una ragazzina di 10 anni dalle macerie della tabaccheria: "per fortuna non si era fatta niente".
Chi ricorda il signor Giancola: "l’ho salutato mezz’ora prima che succedesse tutto", chi rimane stupito che la luce non è mai andata via "in casa mia c’è ancora la luce accesa"...del ragazzo albanese nessuno sa nulla.
Ce ne sarebbero 1000 altre, di storie, ma non tutti hanno voglia di parlare.
Un signora, sui 45 anni, se ne sta lì, muta, di fianco ai cordoni della polizia. In mano dei fazzolettini di carta e un pacchetto di sigarette. Gli occhi umidi. Non vuole aiuto dai vicini, non vuole andare al gazebo allestito dal Comune per dare supporto psicologico e logistico a feriti e sfollati. Resta lì, a fissare la sua casa che non c’è più.
Lo sguardo di quella signora racconta da solo tutta la disperazione che sta intorno a questa tragedia.
Verso le 23.40 cala un silenzio irreale. I fari della Protezione civile sono tutti puntati sulla voragine che era il portone del civico 7.
Si smette di scavare. Un gruppo di Vigili del fuoco entra con i cani. Abbaiano pochi secondi. Poi si sente chiamare "Francesco!", "Francesco!".
Poco dopo entrano due medici con una barella e un defibrillatore.
Giornalisti,soccorritori, autorità, curiosi, inquilini evacuati: tutti col fiato sospeso, non c’è un rumore, gli occhi fissi su quel buco ancora semicoperto da vetri e calcinacci.
H.00.10. Viene estratto il corpo senza vita di Francesco Orlandi,7 anni, figlio maggiore della coppia che da poco più di un anno gestisce la tabaccheria e che vive al primo piano dello stabile esploso.
Alle 2.20 estraggono il corpo senza vita di Esmeralda Gavezzotti, 49 anni, inquilina del primo piano del civico 7.
Alla fine i palazzi evacuati sono 3: il civico 5 (strutturalmente agibile ma inabitabile perchè senza luce e gas); il civco 7 e il civico 9.
Le famiglie sfollate sono in tutto 36: chi può si sistema da amici o parenti, gli altri sono ospitati in alcuni alberghi in piazzale Da Teo e via Washington.
Il Comune si è impegnato a trovare, in questi giorni, delle abitazioni per tutti presso l’Aler o il Demanio.
Un gruppo di studenti, inquilini al primo piano del civico 11, senza più finestre, hanno fatto le valige e sono partiti per i propri paesi d’origine.
Questi i fatti e le storie che più o meno hanno riportato carta stampata e telegiornali.
Lo spavento di chi ha visto, l’orrore di chi è stato coinvolto, la disperazione di chi non ha più una casa, il dolore di chi ha perso qualcuno: senza togliere nulla a tanto raccapriccio, penso che la domanda più inquietante sia: cosa è successo realmente?
Qui si apre un aspro dibattito tra AEM e comunità cittadina.
L’AEM tende a classificare tale incidente, stando a quanto ho capito e a quanto mi è stato spiegato, come "Errata manovra". Vale a dire che qualcuno ha dimenticato, volontriamente o involontariamente, uno o più rubinetti del gas aperti (i fornelli della cucina, nella fattispecie), l’ambiente si è saturato ed è bastato accendere la luce delle scale, piuttosto che suonare il campanello che creare l’innesco e far esplodere il palazzo.
Inoltre i plafoni dello stabile, essendo in cemento armato, quindi non elastici, non hanno assorbito il colpo, spezzandosi verso l’alto, per ricadere, poi, verso il basso.
Dato che il metano tende a salire e che, per la conformazione dei resti del palazzo, l’epicentro dell’esplosione risulta essere uno degli appartamenti del primo piano ( pare quello della signora Spolcini)è assai strano che nessun inquilino abbia sentito odore di gas, nemmeno sulle scale,e abbia avvisato, di conseguenza, gli addetti.
Se così fosse stato, l’AEM avrebbe provveduto a un intervento immediato, considerano la chiamata un’ "emergenza A". Infatti, odore di gas sul pianerottolo, nella tromba delle scale o in ascensore, indica ambiente saturo e imminente cedimento strutturale.
Le ipotesi sono due: la prima è che qualcuno abbia sbadatamente dimenticato un fornello acceso la mattina che, nell’arco della giornata, ha saturato il palazzo, che a sera è esploso, la seconda è che sia stato un gesto volontario: verso metà pomeriggio sono stati aperti almeno 4 fornelli, che nel giro di 2/3 ore hanno saturato l’ambiente con la conseguente esplosione.
L’AEM esclude categoricamente che ci sia stata una qualsiasi dispersione dai tubi esterni.
Recentemente le condutture del gas della zona sono state ristrutturate, inserendo un dispositivo odorizzante che permette di avvertire l’odore di gas se si verifica una dispersione.
Inquilini e commercianti di quell’ultimo tratto di via Lomellina danno, però, una versione diversa.
Da due anni sentono odore di gas. Hanno chiamato più volte l’AEM che non è mai intervenuta.
Durante le riunioni di condominio del civico 9, più volte è stato affrontato l’argomento della dispersione di gas.
Lunedì 18, una signora del civico uno, stava pranzando ai tavolini sul marciapiede della tabaccheria, verso le 13.30. Ha avvertito un forte odore di gas e la segnalato alla proprietaria del bar.
Alcuni inquilini del civico 9 riferiscono che, verso le 17.00 dello stesso giorno, si nello stabile adiacente si lamentavano per l’odore di gas.
Alle 19.00, un avventore della Cooperativa La Liberazione, seduto all’esterno del locale, ha percepito anche lui un forte odore di gas e pare che abbia contattato l’AEM.
Al centralino dell’AEM non risultano chiamate nè nella giornata di lunedì, nè in precedenza.
L’ultimo intervento, su richiesta, con riparazione definitiva, è stato effettuato a luglio 2005 con verifica ad agosto dello stesso anno.
Una ragazza che frequenta il civico 7, però, racconta di aver chiamato, tra maggio e giugno di quest’anno, l’AEM, sempre per l’odore di gas. Gli addetti dell’azienda sono intevenuti ma non hanno riscontrato irregolarità o malfunzionamenti.
Chi ha ragione?
Attualmente l’ipotesi più accreditata è quella del gesto volontario, da parte della signora Sponcini.
Le macerie sono state poste sotto sequestro e la procura ha aperto un indagine per disastro colposo contro ignoti.
A due giorni dalla tragedia, il quartiere è ancora scosso. Se ne parla al bar, dal panettiere, al supermercato, per strada.
Chi si rammarica per la morte del bimbo, chi sostiene l’ipotesi del suicidio e inveisce contro la signora Sponcini.
Cos’è successo veramente?
Se davvero la signora Esmeralda voleva uccidersi, come faceva a sapere a che ora innescare l’esplosione, accendendo semplicemente la luce?
Se la signora Esmeralda ha aperto il gas, come mai nessuno ha sentito l’odore?
Se c’era un forte odore di gas, perchè nessuno ha chiamato i Vigili del fuoco?
Se davvero alcuni inquilini e commercianti della via hanno chiamato l’AEM, perchè al centralino non risultano queste telefonate?
La notte stessa del disastro, sono stati tamponati alcuni tubi del gas, per metterli in sicurezza. Perchè mettere in sicurezza qualcosa che, teoricamente, è già sicuro?
Se inquilini e commercianti della via sentono odore di gas da 2 anni e sostengono di essersi mossi per risolvere il problema, e vengono perentoriamente smentiti, sono forse tutti pazzi?
L’unica risposta, a quest’oggi, sono 4 morti di cui un bimbo di 7 anni, 4 famiglie distrutte, una cinquantina di senzatetto e un palazzo che, probabilmente, dovrà essere demolito.