E’ stato un corteo che ha pienamente rispettato le attese: colorato,
musicale e coinvolgente. Come numeri probabilmente non rilevante per «noi
occidentali», ma molto significativo per gli africani, meno abituati a
simili forme di espressione collettiva. Comunque, a fronte delle 5 o 6mila
persone che hanno preso parte alla marcia, le iscrizioni alla mobilitazione
sul sito web del forum hanno raggiunto un numero pari al triplo dei
partecipanti e in migliaia, quindi, continuavano ad affluire verso Bamako.
La stima finale degli organizzatori è stata di circa 30 mila partecipanti:
un grande risultato.
Ho incontrato delegazioni da quasi tutti gli stati confinanti con il Mali
(Senegal, Guinea, Burkina Faso, Mauritania...a eccezione, purtroppo, della
Costa d’Avorio, in piena guerra civile) ma ho visto anche marocchini,
sarawi, tanzanesi, sudafricani e gruppi provenienti da Cuba e dal Brasile.
Gli slogan principali riprendevano i temi che da oggi animeranno gli
incontri del forum: dalla lotta all’ HIV/AIDS e per l’accesso ai farmaci
salvavita al recupero della sovranità alimentare e della sovranità sulle
risorse naturali, dal «no» ai sussidi americani sul cotone (risorsa primaria
in centro Africa) alla difesa del modello familiare allargato come welfare
naturale.
Il corteo è arrivato allo stadio Modibo Keita, sulle colline di Bamako (che
insieme al fiume Niger definiscono il perimetro della città), dopo circa due
ore di cammino. Qui sono andati in scena vari spettacoli che hanno visto
protagonisti, tra gli altri, i percussionisti del Burundi, i danzatori della
Guinea e le maschere del popolo Dogon del Mali.
Giosuè De Salvo